I libri di giovedì 23 giugno
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Corrado Augias, Le ultime diciotto ore di Gesù

Integrando la consultazione ragionata di fonti diverse (i Vangeli canonici, quelli apocrifi, gli storiografi latini) con la fantasia romanzesca, Corrado Augias ricostruisce le ultime diciotto ore nella vità di Gesù, un’escursione in notturna in una storia che tutti credono di conoscere, ma che in realtà dispiega molteplici zone d’ombra, lembi di non detto che l’autore prova a rischiarare con una prosa che sa essere al tempo stesso nitida, puntuale ed avvincente. Riabilitando due figure spesso trascurate o addirittura disprezzate dalla tradizione delle Scritture come Giuseppe e Giuda, innervando di nuova vitalità e vibratile presenza il personaggio di Maria, conferendo spessore e pienezza di contorni a Ponzio Pilato e Barabba, Corrado Augias ci consegna un testo fortunato, che mescola l’esegesi neotestamentaria al racconto, lo zelo della ricostruzione storica all’approfondimento psicologico dei suoi protagonisti, e, dalla sua prospettiva di intellettuale laico che pur subisce l’incanto della narrazione evangelica, restituisce a Gesù la sostanza luminosa della sua parabola umana, tesa verso un’ideale di rinnovamento: «la storia di Gesù conserva quel fascino irresistibile dove radici, storia, cultura, filosofia e religione si intersecano. Potrei azzardare e dire che dal punto di vista letterario la vita di Gesù è certamente tra le storie più avvincenti che io abbia mai letto» (da un’intervista a Riforma.it del 26/10/2015).

Corrado Augias, Le ultime diciotto ore di Gesù

Einaudi; settembre 2015 (collana Frontiere)

Pagine 252; 20 euro.

Ore 18.00 – 19.00, Piazza XX Settembre, Palco centrale. Lectio Magistralis e conferimento del Premio Andrea Barbato per il giornalismo a Corrado Augias. Consegna il premio Nicola Barbato.

il facilitatore

Sergio Rizzo, Il facilitatore

Il facilitatore del titolo è una figura ‘mercuriale’, un’entità di collegamento tra poteri legali e illegali, il fulcro di una fitta rete di relazioni che si occupa di disciplinare il tumulto caotico delle attività affaristiche, facilitando la comunicazione d’imprenditoria e politica con le organizzazioni occulte. Da entomologo del potere qual è, Sergio Rizzo attinge alla sua vasta esperienza e al suo sterminato archivio di episodi per allestire un ritratto tipicamente italiano di corruzione più o meno consapevole, più o meno manifesta. Dall’autore del fortunato La casta, Il facilitatore è un romanzo-verità o un saggio romanzesco sull’ordinario esercizio di collusioni nel nostro paese, al cui centro si snodano le vicende di Adolfo, un personaggio che incarna quella perdita dell’innocenza che è insieme uno stato esistenziale e la condizione perpetua della nostra nazione: in Adolfo confluiscono, infatti, tutti i retaggi di quella organizzazione clientelare dei rapporti che affonda le sue radici nel nostro passato più lontano.

Sergio Rizzo, Il facilitatore.

Feltrinelli; ottobre 2015 (collana Fuochi).

Pagine 224; 18 euro.

Ore 19.00- 20.00, Piazza XX Settembre, Palco centrale. L’autore conversa con Milena Gabanelli. 

Atlante-degli-oli-italiani-Mondadori

Luigi Caricato, Atlante degli oli italiani

L’olio, come il vino, non è tutto uguale: ciascuno con le sue varianti, le sue peculiari qualità organolettiche, la sua struttura. Ed allora questo atlante degli oli italiani redatto da Luigi Caricato risponde con esaustività e competenza alle esigenze dei consumatori, desiderosi di imparare a distinguere gli oli e ad assaporarli nel giusto modo. Un atto di resistenza contro l’omologazione e l’appiattimento della produzione, una risorsa importante per conoscere tutti i segreti sugli oli italiani e sulla loro collocazione nel nostro paesaggio e nella storia culturale della nostra gastronomia. Il libro, corredato di un utilissimo glossario, si configura insieme come strumento d’orientamento e lettura avvincente destinata a chi voglia saperne di più con l’elemento principe della nostra tradizione non solo culinaria.

Luigi Caricato, Atlante degli oli italiani

Mondadori Electa; febbraio 2015

Pagine 260; 39, 90 euro.

Ore 20.00-21.15, Piazza XX Settembre (Caffè Aurora). L’autore conversa con Alfredo Antonaros. 

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Karim Franceschi, Fabio Tonacci, Il combattente

Un saggio autobiografico con il respiro di un romanzo e la precisione del documentarismo: Il combattente, opera scritta a quattro mani con il giornalista Fabio Tonacci, ricostruisce la straordinaria vicenda di Karim Franceschi, venteseienne italiano, di madre marocchina, che nel gennaio del 2015, con una preparazione militare di base, raggiunse la Resistenza curda come soldato semplice fino a diventare, nel giro di poche settimane, uno dei cecchini di riferimento del commando e protagonista della liberazione di Kobane. Una scelta, quella di Karim, dettata dalla lezione del padre che, a suo tempo, militò nella Resistenza italiana, e dalla consapevolezza di dover trasformare i valori civili e gli ideali democratici in un’esperienza concreta, vissuta sulla propria pelle. Il grande merito di questo testo appassionante risiede, infatti, nel suo valore memoriale, nella sua base autoptica: il Califfato, nelle pagine di questo libro, recupera i suoi esatti contorni, non più quelli di un’entità astratta, deformata dalla retorica mediatica, ma di un’organizzazione capillare che conta su risorse militari vaste e reali. Ed è con la stessa dedizione al vero che Franceschi e Tonacci restituiscono alle popolazioni araba e curda la piena sostanza del loro straordinario coraggio e del loro contributo fondamentale alla lotta contro il terrorismo jihadista.

Karim Franceschi, Fabio Tonacci, Il combattente.

Rizzoli; gennaio 2016 (collana Bur Saggi).

350 pagine; 17 euro.

Ore 21.15-22.15, Piazza XX Settembre, Palco centrale. L’autore Karim Franceschi conversa con Lucia Goracci (Inviata in Medio Oriente, Rainews24)

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Pierluigi Battista, Mio padre era fascista

In questo libro che fonde il gusto per racconto all’immediatezza autobiografica e alla voglia di gettare luce su un’ombra privata, Pierluigi Battista indaga la ‘duplicità’ del padre, la sua giovinezza di fascista che non rinnegò mai quell’adesione, neanche quando tutti quelli che, come lui, avevano sposato la causa mussoliniana, scelsero di abiurare e di passare dall’altra parte, quella storicamente vittoriosa e più politicamente corretta e vantaggiosa. «Mio padre erano due», scrive Battista, ricostruendo, in queste pagine, la doppia anima di un uomo diviso tra la rispettabilità borghese della sua professione di avvocato e l’umiliazione politica della sua condizione di repubblichino ‘bastonato’. Ed è proprio attraverso la letteratura che si ricompone la scissione, quella interna al padre e quella che riguarda il figlio, ideologicamente distante dal genitore, a lui opposto dall’incomprensione e dalla volontà di sfida. Ora, però, Battista confessa di non essere «più sicuro di niente, di cosa sia giusto e sbagliato, in questa mia, in questa nostra storia di affetti e di politica mescolati insieme» ed allora, in questo testo appassionante e catartico, insegue una riconciliazione, investendo la sua storia famigliare di una valenza speculare, eleggendola a emblema della storia nazionale, anch’essa divisa da fratture che, in parte, non si sono ancora risanate.

Pierluigi Battista, Mio padre era fascista.

Mondadori; gennaio 2016 (collana Strade blu).

168 pagine; 17, 50 euro.

Ore 22.15-23.15, Piazza XX Settembre, Palco centrale. L’autore conversa con Giampiero Mughini e Alessandra Longo. 

I libri saranno in vendita nella Libreria Coop del Festival

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