Ciclismo

A Passaggi due icone del ciclismo: Gimondi e Moser


L’appuntamento è in Piazza XX Settembre, domenica 26 giugno, ore 19, con due grandi della storia del ciclismo agonistico: Felice Gimondi (Da me in poi; Electa Mondadori) e Francesco Moser (Ho osato vincere; Mondadori), in conversazione con Mario Sconcerti (Giornalista, Corriere della Sera, Sky Sport)

 

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Felice Gimondi

Anche il titolo di un libro che si snoda in un lungo racconto il più delle volte ‘intimo’, non può arrendersi al tempo, al cronometro di un cuore che desidera ricordare, e ripartire con fierezza e passione da un’ultima tappa, che poi è sempre la prima. “Da me in poi” dell’icona del ciclismo Felice Gimondi scandisce, infatti, molto bene la distanza da un punto di partenza con tutto quello che “poi” verrà, anzi, meglio, avverrà. Per un grande campione che già si porta nel nome sentimenti lieti, avere avuto nella vita, nella “gara” della sua vita, un “lui davanti a me “, non lo scompone, anzi, diviene un monito a fare sempre meglio: «che ad arrivare secondi non c’è niente di male, se si sa di avere dato tutto». Un libro intensamente vero: storie ed episodi tenuti insieme da un giornalista che sa ben esercitare il suo mestiere come Maurizio Evangelista, e non da ultimo, con la brillante prefazione di un altro grande campione ‘rivale’, Eddy Merckx, un nome duro, assai diverso da Felice, che sa a sua volta, sa ben accettare e riconoscere come   «ad arrivare secondi non c’è niente di male: poiché ci misi del tempo, ma poi capii che Eddy era più forte di me». Leggerlo questo libro e sentirlo raccontare dallo stesso autore, è un ‘vero fascino’ – come ci suggerisce lo stesso Evangelista.

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Francesco Moser

Ma c’è un’alta storia che anima profondamente, vivamente la Storia del ciclismo, e che come un romanzo si fa leggere tutto d’un fiato, con il sospiro sospeso: definito, appena uscito, un vero, audace, ‘thriller sportivo’ che ci aiuta a comprendere «che cosa significhi correre per un’ora con se stessi e contro nessuno». E questo è il vitale inizio del libro di Francesco Moser “Ho osato vincere”. Ad unire i libri di questi due indimenticabili campioni è di certo l’universo della corsa, ma ancor più il racconto invece di vite semplici, umili, ma di volontà ferme e risolute: «sono in ritardo… ho tutta la vita per recuperare, ossia soltanto un’ora». Una narrazione che – si è detto – potrebbe essere un film di altri tempi, riflesso di una realtà difficile, dura, fatta di sacrificio: «L’unico modo per conoscere un tuo limite – ci suggerisce Moser – è provare a superarlo». Una saggezza contadina costante è la linea espressiva del libro di un campione, guerriero delle due ruote, capace di trasformare ogni ostacolo in vittoria. Due libri importanti, dunque, due uomini da record: Gimondi e Moser, due essenziali esempi, modelli per le nuove generazioni, poiché aiutano a comprendere la forza e il desiderio di cominciare e ancora ricominciare, di osare sempre, anche dopo ogni sconfitta.
«Per ogni record della nostra vita – scrive Moser –il ‘cor’ è la sola cosa che dopo resta, perché c’era prima che salissi in bicicletta e ci sarà dopo. Nessuno lo può battere».


 Articolo di Pier Paolo Franceschini 

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