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Gabriele Dadati, scrittore: «raccontare storie è investire nelle relazioni»

Gabriele Dadati, scrittore ed editore, per Passaggi ’16 terrà un laboratorio di scrittura creativa

Per il Festival Passaggi, si può dire di essere giunti a un importante traguardo. A giudicare anche dai grandi partner di questa edizione, i riflettori si accendono sulla città di Fano. Pensa che come unico festival della saggistica in Italia, possa continuare a crescere l’interesse degli italiani verso di esso?

Penso di sì. Esiste un pubblico molto motivato nei confronti dell’approfondimento che non può essere soddisfatto solo dalla stampa periodica. Per questo momenti di incontro e di dibattito con figure qualificate sono molto desiderabili. Soprattutto se, come nel caso di Passaggi, vanno a costituire anno dopo anno una tradizione.

Il senso per noi di stare nel mondo è amare ed essere amati, investire nella relazione con gli altri

Lei è ormai alla sua terza partecipazione al festival, in questa quarta edizione si cercherà di esprimere il proprio senso di “felicità possibile”, come la giudica raggiungibile lei, data la sua importante storia che la contraddistingue come giovane scrittore?

Io credo che il senso per noi di stare nel mondo sia amare ed essere amati, vale a dire investire nella relazione con gli altri. È questo che permette forse di giungere alla felicità, che poi avrà i suoi alti e bassi, le sue stagioni, i suoi inciampi, ma insomma: è la direzione verso cui tendere. Anche raccontare storie è un investimento relazionale: si scrive perché altri leggano. E poi si sparisce. Resta l’opera e il suo lettore, nient’altro.

Il suo insegnamento di scrittura sarà presente all’interno del circuito del festival, che consiglio sente di dare ai piccoli aspiranti scrittori che si accingono a conoscere questo vasto mondo che non da sempre attrae i più piccoli?

Di sentirsi autorizzati a stravolgere le storie, a giocarci in ogni modo possibile, così come fanno quando impersonano i personaggi dei fumetti e delle serie televisive. Va benissimo anche far finta di essere Ulisse e fargli fare cose tutte diverse da quelle che racconta Omero. È il modo di scoprire che le storie ci fanno stare con gli altri e innamorarsene. Poi si è liberi di investirci su la vita.

Seppur ancora giovane si può dire che lei sia già divenuto un editor affermato, da quanto tempo sta dando ascolto a questa sua “vocazione”?

Mi occupo di testi in maniera professionale dal 2010, anche se mettermi a servizio della scrittura altrui è probabilmente una tendenza che si è radicata a partire da molto prima. Non so bene da cosa si possa giudicare l’essere affermati, ma posso dire questo: negli anni ho incontrato scrittori meravigliosi, dai quali ho ricevuto più di quel che ho dato. Questo è quello che considero il mio successo: aver condiviso un pezzo di strada con loro.

Gabriele Dadati (Piacenza, 1982), in occasione della quarta edizione di Passaggi, tiene ‘La bottega di narrazione’, laboratorio di scrittura gratuita per giovani adulti dai 14 anni (per info e prenotazioni, qui)


Intervista di Domenico Alfano 

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