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Il ‘calcio totale’ di Arrigo Sacchi a Passaggi Festival

Affettuoso bagno di folla per Arrigo Sacchi, amatissimo ex c.t. della nostra Nazionale, al Chiostro delle Benedettine, sabato 20 giugno. Attestati di stima per un grande protagonista dello sport, ora anche scrittore.


 

Avevo in mente un calcio di grande movimento, non solo uno schema rigido: Calcio Totale che sfruttasse la sinergia di 11 giocatori

La vita, il calcio – Nasce a

Un bel ritratto di Arrigo Sacchi

Un bel ritratto di Arrigo Sacchi

Fusignano, in provincia di Ravenna, il primo giorno di aprile del 1946. Bambino molto vivace, «più sugli alberi che per terra», nelle sue vene scorre sangue romagnolo e lombardo. Cresce. Predilige Fausto Coppi a Gino Bartali: ha sempre preferito quelli che attaccano. Ama il calcio, proverà «viva amicizia e riconoscenza infinita nei confronti del Milan». Il suo nome è Arrigo. Nella terra della piadina incontra Alfredo Belletti, suo «maestro di vita e di calcio», una delle persone più intelligenti e colte che Sacchi abbia mai conosciuto, “20 anni avanti agli altri», il quale lo invita ad allenare, e così inizia la carriera del Profeta di Fusignano. Prende le redini della squadra locale, ma insieme ai suoi ragazzi perde tutte le partite precampionato. Le prime vittorie sul campo sono quelle di Seconda Categoria, ben lontana dai palcoscenici che calcherà durante la sua scalata, ma Arrigo Sacchi in merito è lapidario: « Non esiste una felicità di serie A, B, o di Seconda Categoria: esiste soltanto La felicità!». Lo stesso torneo poi lo vinceranno. Il mentore Belletti gli insegna che la funzione dell’allenatore è quella di costruire i giocatori, migliorarli, anche laddove dovessero mancare gli strumenti economici per sondare il mercato. Negli anni Arrigo svilupperà il concetto direttamente sul campo: «Il bravo allenatore è quello che corregge: ciò che non si migliora in allenamento sarà un ostacolo in partita».

Il bravo allenatore è quello che corregge: ciò che non si migliora in allenamento sarà un ostacolo in partita

La bellezza del calcio – «La gente va allo stadio per emozionarsi», sottolinea il Mister. «Il mio Milan non voleva soltanto vincere, ma convincere. Una Vittoria senza merito non è una vittoria!». Per Sacchi, la bellezza è una questione importante: «Fate divertire il pubblico: questa è la gratificazione più grande!». Però richiama l’attenzione su un aspetto cruciale: «Il calcio è uno spettacolo sportivo, ma non è questione di vincere o morire come nell’Antica Roma, gli avversari in campo non sono gladiatori in lotta, non è una guerra». Il Profeta di Fusignano ha chiaro in mente che il calcio sia uno sport di squadra, «con armonia», che la direzione da seguire vada dal collettivo al singolo e non viceversa: « Il leader non dev’essere il giocatore ma il club. Il calcio non nasce dall’abilità dei piedi ma del cervello».

Il calcio non nasce dall'abilità dei piedi ma del cervello

I consigli del Mister  « Non mi sono mai sentito uno straordinario dilettante o uno straordinario professionista. Ero molto sicuro del lavoro che facevo, ma ho vissuto sempre di dubbi, alla ricerca di un miglioramento: l’unica vera certezza era che si poteva far sempre di più!». Continua, «Bisogna essere insoddisfatti», esorta l’allenatore, «avere modestia e convinzione allo stesso tempo. Chi è modesto è anche intelligente. Chi è presuntuoso è anche ignorante».


Gli scatti sono di Marcello Sparaventi (Centrale Fotografia)

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