Michela-GRANDE

Michela Marzano ha presentato a Passaggi il suo diario filosofico del disincanto politico

Grande partecipazione di pubblico, ieri, nell’ex Chiesa di San Domenico, per l’incontro con la filosofa e deputata del PD Michela Marzano e la giornalista Giovanna Casadio, autrici del libro edito da Utet dal titolo Non seguire il mondo come va


La copertina del libro 'Non seguire il mondo come va', scritto a quattro mani da Michela Marzano e Giovanna Casadio.

La copertina del libro ‘Non seguire il mondo come va’, scritto a quattro mani da Michela Marzano e Giovanna Casadio.

Quel che colpisce di Michela Marzano, docente di Filosofia morale a Parigi e dal 2013 deputata per il PD, è la capacità di coniugare forza comunicativa e tensione argomentativa, chiarezza espositiva e acume della riflessione. Con la giornalista Giovanna Casadio ha scritto un libro dal titolo Non seguire il mondo come va, edito da Utet, un diario filosofico del disincanto politico. Nell’ex Chiesa di San Domenico molti sono accorsi ad ascoltare le due autrici conversare di emozioni morali e urgenze civili. «Il libro è realizzato come fosse un pianoforte, con l’ossatura prevalente di un dialogo, ma con anche degli intermezzi. I giudizi ricevuti sono stati divisivi e questo mi piace, perché significa che è un testo che fa discutere», esordisce Giovanna Casadio. «Quando si è filosofi, i libri durano più di cinque mesi, perché la riflessione parte dalle emozioni morali. Parto dalla rabbia per capire quello che accadde nel 2013, quando il PD ottenne risultati molto diversi da quelli attesi. La rabbia di cui parlo perdura ancora oggi, la rabbia è un sintomo, la sensazione di non essere visti nella propria realtà. L’essere umano quando non è riconosciuto si sente invisibile e reagisce arrabbiandosi», spiega la filosofa, sottolineando l’importanza dell’alterità nel riconoscimento della propria identità. «Io ascolto qualcuno che è altro rispetto a me, l’altro mi rinvia qualcosa che devo essere in grado di capire. Bisogna ritrovare il ‘con’ nella relazione. ‘Con’ è una parola cui sono molto affezionata, secondo me non si dovrebbe dire “ti amo”, ma “io amo con te”, per sottrarre l’altro dalla condizione di oggetto».

oggi non potrei fare più un discorso come lo facevo dieci anni fa, si sono persi gli strumenti argomentativi concettuali. Oggi quelli che funzionano sono argomenti puramente emotivi, non si parla più attraverso sillogismi, ma attraverso paralogismi. Io sono molto preoccupata perché è difficile argomentare e, per questo, molte persone preferiscono aderire a delle visioni semplicistiche

Per la Marzano, viviamo un tempo in cui il populismo non può essere più declinato al singolare: «oggi non potrei fare più un discorso come lo facevo dieci anni fa, si sono persi gli strumenti argomentativi concettuali. Oggi quelli che funzionano sono argomenti puramente emotivi, non si parla più attraverso sillogismi, ma attraverso paralogismi. Io sono molto preoccupata perché è difficile argomentare e, per questo, molte persone preferiscono aderire a delle visioni semplicistiche». Calando la riflessione nella scena mediatica attuale, la Marzano osserva come un politico come Salvini adotti un populismo basato su un paralogismo, su l’individuazione di un problema reale cui fa conseguire, però, una soluzione irreale. «La soluzione del problema dei migranti non la conosce nessuno, forse sarebbe meglio dire le cose come stanno, piuttosto che fornire soluzioni che non esistono». Al premier Renzi, la filosofa riconosce invece un errore fattuale: «il suo peccato originale è stato quello di partire dal presupposto non fosse più un’epoca di disuguaglianze. Nella postfazione al libro di Bobbio sui concetti di Destra e Sinistra scrisse che era arrivato il momento di superare le categorie classiche della politica, perché con la vittoria della socialdemocrazia era finita l’epoca delle diseguaglianze. Ma noi viviamo un tempo di disuguaglianze molto accentuate».

Il peccato originale di Renzi? Un errore fattuale. Quello di sostenere che quella delle disuguaglianze è una stagione conclusa.

Sulla sua sofferta esperienza come deputata del PD, la Marzano concede di mettere il pubblico a parte di quello che definisce il suo dilemma: «mi chiedo tutti i giorni che voglia dire per me, in questo momento, gettare la spugna. Getto la spugna se mi dimetto o se resto? Oggi in Parlamento mi sento inutile. Non riesco ad essere incisiva, neppure riguardo ai temi di cui mi occupo da anni e che mi stanno a cuore: l’emendamento sulla legittimazione dell’accesso alle origini è stato bocciato, quello sul rafforzamento dello studio delle materie storiche e filosofiche nelle scuole l’abbiamo votato in tre».

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