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Passaggi di letterature: due prospettive su Roland Barthes

Giovedì 18 giugno Passaggi Festival ha accolto la dott.ssa Elisabetta Gesmundo (psicoterapeuta, Istituto Riza di medicina psicosomatica) e la prof.ssa Katia Migliori (Università di Urbino) in occasione della pubblicazione de Il Discorso amoroso. Seminario a l’Ecole Pratique des Hautes Etudes 1974-1976, seguito da «Frammenti di un discorso amoroso» inediti di Roland Barthes (Mimesis Edizioni). Un’occasione di convivialità per gli appassionati di letteratura e psicologia.


«Quello che viene proposto è, se si vuole, un ritratto, ma questo ritratto non è psicologico, bensì strutturale: esso presenta una collocazione della parola, la collocazione di qualcuno che parla dentro di sé, amorosamente, di fronte all'altro, l'oggetto amato, il quale invece non parla (Roland Barthes)»
La copertina del libro

La copertina del libro

Saggista, critico letterario, linguista e semiologo: i mille volti di Roland Barthes. Il secondo giorno del Passaggi Festival chiude il sipario celebrando i 100 anni dalla nascita del padre dello strutturalismo francese, riportando l’attenzione sulla sua opera più celebre,  Frammenti di un discorso amoroso: un glossario dell’innamoramento, insieme di riflessioni su un discorso impossibile ed inafferrabile nell’articolazione di un monologo di notevole creatività linguistica che sfocia in uno stile copioso di metafore, evocativo, dalla sintassi discontinua, ma deliziosamente colto. Un melting pot di dottrine e influenze culturali che vanno da Goethe a Platone, dalla psicoanalisi freudiana alla cultura zen.

Riprendendo Lacan, il desiderio è ciò che non manca mai di mancare. Ora, se non c’è mancanza, non c’è desiderio

fragmIntroduce questa nuova fortunata edizione da 80 voci, la prof.ssa Migliori, il cui spunto di riflessione nasce dal semplice sguardo alla copertina del libro: una bambola che possiede due occhi bianchi. «Si dice che dipingendone uno di nero ed esprimendo un desiderio, questo si avveri. Ed è proprio da qui che parte l’opera di Roland Barthes. Riprendendo Lacan, il desiderio è ciò che non manca mai di mancare. Ora, se non c’è mancanza, non c’è desiderio». Amore, passioni, riflessioni che nascono dal cuore di un uomo al solo guardare il corpo dell’amata; pensieri che sfociano in pura poesia, così potente da colpire inesorabilmente l’anima. L’innamorato affronta un percorso tortuoso, durante il quale vuol comprendere l’ostinarsi ad affermare l’amore nonostante tutto, dando però peso più alle immagini in sé che alla conoscenza.

Se c’è qualcosa che ci distingue nell’amore è il “senza capirci nulla”: entrare in un tunnel senza via d’uscita

BarthesPointingA quest’analisi letteraria, s’affianca un approccio psicologico, in uno stimolante parallelismo, discusso dalla dott.ssa Elisabetta Gesmundo, che riconnette il sentimento dell’amore a quello della paura, poiché la comprensione del primo è inscindibile dal secondo:  «Se c’è qualcosa che ci distingue nell’amore è il “senza capirci nulla”: entrare in un tunnel senza via d’uscita», un tunnel circondato da un immaginario di sensazioni percettive che toccano tutti e cinque i sensi, passando dal viaggio nostalgico del ritorno, fondo archetipico dell’amore. Partendo dall’immagine di due mani che si sfiorano, la dottoressa riconosce il rapporto tra paziente e psicoterapeuta: il primo ha bisogno di esser preso per mano, di un compagno di viaggio per affrontare questo cammino nostalgico e malinconico. Ma nel suo cuore, necessita comunque di appagare quel desiderio di un’unione assoluta, un’unione d’anima, qualcosa finalizzato al ritrovare un’originalità perduta. Tutto il resto è poesia.

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